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Le due facce della "migrazione""

Giovanni Sena avatar Venerdì 13 Marzo 2009, 00:52 in Ideologia e liberismo, Vicende nazionali di Giovanni Sena

Pensiamoci bene. Esistono in Italia due facce della cosidetta migrazione dei popoli.

Esiste una immigrazione, perlopiu' da Paesi poveri, di gente piu' o meno disperata, alla ricerca di una alternativa, di una vita in qualche modo migliore. Sono quelli che genericamente (e spesso in modo errato, come nel caso dei Romeni) vengono etichettati come extracomunitari. Quando questi immigrati cercano un'occupazione generalmente devono accontentarsi di lavori altrettanto genericamente definiti umili (in verita' il lavoro onesto e' sempre fatica, e non e' mai umile). Il piu' delle volte si tratta di badanti (ma non infermiere), garzoni (ma non magazzinieri), muratori (ma non piastrellisti), braccianti (ma non agricoltori). Insomma, gli immigrati in Italia sono per la stragrande maggioranza non specializzati, di bassa cultura, provenienti da realta' sottosviluppate. Quanti architetti, medici, scienziati immigrano nel nostro Paese? Pochi, pochissimi.

L'altra faccia della medaglia e' invece l'emigrazione di quegli Italiani che scelgono invece di svolgere le proprie attivita' all'estero. Chi sono? Architetti, medici, scienziati, tra gli altri. Lavoratori con un altissimo grado di specializzazione, cervelli che farebbero un gran bene al nostro Paese ma che preferiscono rendere i propri servizi in un Paese straniero. Alcuni li chiamano cervelli in fuga.

Che Paese e', oggi, l'Italia?

Che Paese e' quello che si lascia sfuggire le menti migliori (o quantomeno alcune di queste, forse quelle piu' intraprendenti)? Le stesse menti che proprio la nostra societa' ha educato fino ad eta' adulta, spesso con soldi pubblici?

Che societa' e' quella che attrae solo badanti e braccianti, e che respinge architetti e scienziati? Come possiamo pensare di costruire un futuro per l'Italia se non nutriamo la creativita', l'educazione specializzata, se non creiamo le condizioni per far fiorire le potenzialita' umane dei nostri cittadini piu' creativi?

Non possiamo diventare un Paese di pensionati e badanti. Con questo andazzo, con questa sfiducia nei confronti dei giovani, dei creativi, dell'energia di chi ancora vuole rischiare, finiremo con lo scomparire. 

Ci vuole uno scatto d'orgoglio, uno sforzo per creare le condizioni che possano attirare le menti eccellenti nel nostro Paese, non che le respingano.

Competizione trasparente, vera meritocrazia, semplificazione della burocrazia, questo e' necessario, non un assegno di disoccupazione per tutti. In poche parole, ci vuole una societa' aperta e meritocratica, non una chiusa e assistenzialista.

Ditemi voi.

GS

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3 commenti
3
16 Mar 2009
alle 19:42

robix

Non vanno via solo i cervelloni, ma anche quelli più "normali" ma con voglia di fare e di cogliere le opportunità che altri Paesi offrono; ci sto pensando seriamente pure io..........

2
14 Mar 2009
alle 04:36

pixidust

perfettamente condivisibile, sia il post che il commento  qui sopra. Aggiungerei anche che tra poco non emigreranno piu' neanche i cervelli: infatti non solo i cervelli se ne vanno, ma i cervelli MIGLIORI se ne vanno, cosicche' alle universita' italiane rimangono solo i "lecchini" e i raccomandati... e questi dovrebbero formare le nuove generazioni...
!!!

1
13 Mar 2009
alle 04:53

Doppelganger

Premetto che ormai nell'UE l'immigrazione dovrebbe essere gestita dalla Commissione e dall'Europarlamento esattamente come in America è gestita dal governo federale e dal Congresso, non più dai singoli Stati come una volta. Questa naturalmente è ancora un'utopia perché una gestione comunitaria presuppone l'esistenza di una polizia di frontiera federale e molti paesi europei non sono disposti ad avere una polizia non controllabile dal governo nazionale.

Detto questo, com'è possibile nell'Italietta buonista e demagogica dire che faremo entrare solo gli immigrati utili e respingeremo gli altri, come fanno molti altri Paesi occidentali?

E come faremo ad imporre quella meritocrazia tanto avversata dalla sinistra, dagli (pseudo)intellettuali, dalle baronie universitarie e, diciamolo, dagli italiani?

Per esperienza personale posso dirti che gli italiani sono a favore della meritocrazia solo a parole, ma quando si passa ai fatti si trincerano tutti dietro i vecchi metodi (conoscenze, anzianità, sindacati).

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