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La fiammella liberale

Giovanni Sena avatar Martedì 10 Marzo 2009, 00:41 in Ideologia e liberismo di Giovanni Sena

Anche in Italia esiste un pensiero liberale. Bisogna saper guardare con attenzione, bisogna avere pazienza. A volte pero' appare in superficie, con articoli, libri, interviste.

La piu' recente divulgazione del pensiero liberale appartiene a Piero Ostellino, con la sua apparizione al CorriereTV per presentare il suo nuovo libro "Lo Stato canaglia" . Qui abbiamo appreso che il giornalista sta preparando niente meno che un vero e proprio manifesto liberale! Rimaniamo in speranzosa attesa.

Nei giorni scorsi invece mi e' capitato di incontrare il pensiero liberale in un paio di editoriali d'eccellenza pubblicati dal Corriere della Sera.

Il primo e' a firma Angelo Panebianco, in cui si leggeva:

[...] Nel momento in cui si radica l'idea secondo cui il mercato è il «Dio che ha fallito», si afferma per ciò stesso la pericolosa illusione che la salvezza possa venire solo dallo Stato. Si dimentica il fatto essenziale che tanto il mercato quanto lo Stato, in quanto istituzioni umane e per ciò imperfette, possono fallire ma che i fallimenti dello Stato sono in genere assai più catastrofici di quelli del mercato. Quando il mercato fallisce provoca grandi, ancorché temporanee, sofferenze (disoccupazione, drastica riduzione del tenore di vita delle persone, povertà). I fallimenti dello Stato, per contro, si chiamano compressione delle libertà (sempre), oppressione politica (spesso) e, nei casi estremi, tirannia e guerre.
[...] Tornare all'epoca dello «strapotere dello Stato» è certo un'idea attraente per coloro che detestano il mercato, e la competizione che ne è l'essenza. Ma che succede se lo strapotere dello Stato impedisce di rilanciare la crescita, e ci fa precipitare in un mondo di conflitti neo-protezionisti?

 Il secondo e' invece di Giovanni Sartori:

[...] il diritto di sciopero è una «libertà fondamentale. Sì, nei limiti; ma assolutamente no fuori limiti. La regola fondante di tutte le libertà è che la mia libertà non deve danneggiare né ostacolare la libertà di nessun altro. Cioè, la mia libertà è delimitata dalla libertà degli altri (e viceversa). Dal che si ricava che uno sciopero dei servizi o dei trasporti è una patente violazione dei diritti di libertà di tutti. Lo sciopero nasce, nell’800, nelle fabbriche, e in quel contesto il danno è tra le parti in causa, tra un prestatore d’opera e il suo datore di lavoro. Invece nell’odierno andazzo italico il cittadino diventa ostaggio, e anche vittima, di un conflitto che non lo riguarda. Libertà o sopruso? A me sembra libertà di sopruso.

Insomma, a saper guardare bene, tracce di liberalismo esistono anche in Italia. Sta a noi raccoglierle, nutrirle, proteggerle, affinche' lo tzunami di statalismo che si sta per abbattere sull'occidente non travolga questa preziosa fiammella di civilta'.

Ditemi voi

GS
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