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Giusto cambiare la Costituzione, cominciando dall' art.1

Giovanni Sena avatar Mercoledì 11 Febbraio 2009, 04:15 in Ideologia e liberismo di Giovanni Sena

L'ultimo a riproporre il problema, sollevando un polverone mediatico, e' lo stesso Berlusconi:

[...] la Carta è una legge fatta molti anni fa sotto l’influenza della fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come a un modello da cui prendere molte indicazioni.

La Costituzione Italiana in effetti soffre della situazione storica e di conflitto ideologico in cui e' stata generata. Sarebbe auspicabile innestarvi qualche modificazione, anche se non necessariamente quelle che ha in mente Berlusconi.

L'articolo 1 e' a dire di molti il vero marchio ideologico della nostra Carta Costituzionale. Nel 1947 il punto e' stato oggetto di aspra discussione:

"L'Italia e' una Repubblica dei lavoratori"
Palmiro Togliatti

"L'Italia e' una Repubblica fondata sui diritti della liberta’ e i diritti del lavoro"
Ugo La Malfa e Gaetano Martino

"L'Italia e' una Repubblica democratica fondata sul lavoro"
Amintore Fanfani

Prevalse quest'ultimo, e forse si puo' dire che nacque allora l'Italia della DC. Il risultato e' un'etichetta che ha ben poco del Paese liberale.

Ce lo spiega benissimo la senatrice Donatella Poretti (Radicali Italiani, eletta nel PD), con un discorso pronunciato in aula in supporto della proposta di modifica dell' art.1 stesso. Non faccio altro che copiarne i punti salienti, ma vale la pena leggerselo tutto.

[...] una soluzione primariamente politica e ovviamente compromissoria fra i due schieramenti che si fronteggiavano dopo il 25 aprile del 1945, specchio del nuovo assetto internazionale che vedeva i Paesi vincitori avviarsi ad nuova guerra, detta “fredda”. D’altra parte il “lavoro”, quale principale elemento fondante della nuova Repubblica democratica d’Italia, costituiva nondimeno una priorita’ per un Paese distrutto dalla guerra. Solo attraverso il contributo di ogni cittadino al “progresso materiale e spirituale della societa’”, come recita l’articolo 4 della Costituzione, l’Italia avrebbe potuto avviarsi verso ricostruzione e prosperita’.

[...] La prosperita’ dei cittadini non passa piu’ attraverso una ricostruzione, ma attraverso la capacita’ di stare al passo e competere in una nuova economia globale. [...] Se il lavoro rimane elemento essenziale nella societa’ e nell’economia, come peraltro affermato piu’ volte nella Carta fondamentale, esso si rivela oggi inadeguato quale unico elemento fondante la nostra democrazia.

[...] La proposizione con cui solitamente si apre una costituzione ha un altissimo significato simbolico. [...] A sessant’anni da quel 22 marzo 1947, non vi e’ dubbio che l’articolo 1 della Costituzione ha clamorosamente fallito questa sua alta missione: non identifica il popolo, inteso quale totalita’ dei cittadini, ne’ il popolo italiano puo’ identificarsi in esso. Al massimo riconosce una forma di governo (”Repubblica democratica”) basata su un’attivita’ (”lavoro”), che difficilmente puo’ costituire il valore fondamentale di una societa’.

[...] Anche se molte e concorrenti sono le definizioni di “lavoro” nel nostro ordinamento, ne troviamo un’autorevole all’articolo 4, comma 2, della Costituzione: “un’attivita’ o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa’”. In questo articolo, il “lavoro” e’ qualificato come diritto e dovere di ciascun cittadino. Una definizione molto ampia, volutamente indeterminata, che non si limita ad indicare un rapporto di lavoro tradizionale, come ad esempio quello pattuito in un qualsiasi contratto di impiego. Ma chi esattamente puo’ riconoscersi nella categoria di “lavoratore”, ovvero di cittadino che svolge l’attivita’ sulla quale e’ fondata la nostra Repubblica?
Possono identificarsi in quel primo articolo i milioni di cittadini disoccupati? E coloro che lavorano al nero, e quindi non pagano le imposte? I milioni di cittadini in fase di studio, minorenni e non, o di formazione sono lavoratori effettivi, oppure solo potenziali “attori”? Ed i milioni di cittadini non piu’ in grado di lavorare in quanto affetti da gravi malattie o perche’ vittime di incidenti sul lavoro? Cosa dire ancora dei milioni di cittadini che percepiscono una pensione di anzianita’, non piu’ svolgendo l’attivita’ “lavoro”? E’ da considerarsi “lavoratore” anche la persona alla ricerca della propria felicita’ e realizzazione, anche al costo di restare per lungo tempo senza “lavoro”?

[...] l’espressione “Repubblica democratica” e’ insufficiente ad individuare e garantire quei diritti che, se non rispettati, determinano una vera e propria dittatura, sebbene formalmente “democratica”. Cosa distingueva infatti la Repubblica democratica tedesca (DDR), la ex Germania dell’Est, dalla Repubblica democratica italiana? In ben 42 su 48 Paesi del continente africano vi sono state elezioni democratiche, ma quasi nessuno di questi gode di diritti cosi’ come nei Paesi cosiddetti occidentali. Una delle piu’ feroci tirannie oggi al mondo e’ quella della Repubblica democratica popolare di Corea, anche conosciuta come Corea del Nord.
La Repubblica islamica dell’Iran, per esempio, tiene regolari elezioni, eppure difficilmente potremmo paragonare il suo assetto istituzionale come una democrazia simile alla nostra.

[...]  Non a caso, il concetto di “lavoro” e’ principale elemento fondante delle “democrazie popolari”, e non delle democrazie cosiddette occidentali. Il primo articolo della Costituzione della Repubblica di Cuba, ad esempio, recita: “Cuba e’ uno Stato socialista di lavoratori”. Il concetto di lavoro era presente anche nel primo articolo della Costituzione della ex Unione Sovietica: “L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e’ uno stato socialista degli operai e dei contadini”. Cosi’ anche la Repubblica Popolare Cinese: “La Repubblica popolare cinese e’ uno stato socialista di dittatura democratica popolare, guidata dalla classe operaia e basata sull’alleanza operai-contadini”. Il secondo articolo della Costituzione della Repubblica democratica popolare del Laos riconosce quali suoi componenti fondamentali “lavoratori, contadini ed intellettuali”. Anche la Costituzione della Repubblica socialista del Vietnam “si fonda sull’alleanza fra la classe di lavoratori, di contadini e gli intellettuali”. Insomma, il nostro primo articolo della Costituzione allontana l’Italia dalle democrazie cosiddette occidentali (liberal democracies), e l’accomuna ai Paesi comunisti dispotici.

[...] L’elemento discriminante delle democrazie a cui vogliamo appartenere e’ invece il grado di  liberta’ garantito a coloro che nel medesimo sistema democratico risultano “perdenti”, le minoranze; democrazie in cui il comun denominatore e’ la persona, l’individuo. La liberta’ di stampa, la liberta’ di espressione, la liberta’ di religione, la liberta’ di voto, la liberta’ terapeutica, la liberta’ di circolazione, il pluralismo politico, la liberta’ di non essere discriminati in base a sesso, razza o preferenze sessuali, la liberta’ di riunirsi pacificamente, l’inviolabilita’ del domicilio, il diritto alla riservatezza, la liberta’ economica, la liberta’ di perseguire la propria felicita’ e realizzazione. Una maggioranza, anche quando democraticamente eletta dalla quasi totalita’ dei cittadini, non puo’ mai ostacolare, sospendere o rimuovere questi diritti. Una maggioranza che opprime una minoranza, seppur “democraticamente”, risulterebbe si’ in un regime formalmente democratico, ma anche totalitario. Difficilmente, infatti, le minoranze private dei diritti di cui godono le maggioranze possono partecipare ed aspirare a governare la cosa pubblica. Da una democrazia totalitaria ad un dittatura totalitaria il passo e’ breve, come testimonia la “democratica” ascesa al potere dell’ultimo cancelliere della Repubblica di Weimar, Adolf Hitler.

[...] Per questo motivo, l’Italia dovrebbe essere prima di tutto una Repubblica democratica fondata sulla liberta’, intesa quale totalita’ dei diritti della persona, senza i quali verrebbe meno la distinzione con quelle “repubbliche democratiche” che ieri, come oggi, opprimono intere genti nel nome della volonta’ popolare. La liberta’ trova la sua principale e massima protezione nello Stato di diritto: supremazia e rispetto della legge, in primis rispetto della Costituzione, Legge fondamentale di tutti i cittadini.

E' la stessa senatrice a proporre dunque una modifica all' art.1:

“La Repubblica italiana e’ uno Stato democratico di diritto fondato sulla liberta’ e sul rispetto della persona”.

A quando una discussione seria sull'argomento?

Ditemi voi

GS

6
6 commenti
6
18 Feb 2009
alle 00:01

GS

Marco,
no, non pensavo alla modifica dell'art.1 in chiave "rappacificatrice" della politica Italiana. Penso invece che il confronto politico debba essere inteso come una sana lotta di idee e di proposte, come direbbe Bertinotti.
Piuttosto, penso all'art.1 come ad una bandiera ideologica che sarebbe ora di cambiare in Italia. Mettere l'accento sulla liberta' dell'individuo e toglierlo dal "diritto al lavoro" mi parrebbe un passo in avanti verso un Paese piu' liberale e meno socialista. Tutto qui. Lo vorrei cambiare perche' non mi ci riconosco e non credo che la maggioranza degli Italiani oggi vi si riconosca piu'.

Ma come ho detto, non mi aspetto piu' che sia Berlusconi a innescare questa benedetta rivoluzione liberale. Ne' vedo chi realisticamente potra' farlo nel breve futuro. Dunque temo che rimarremo con l'art.1 "sovietico" per lungo tempo ancora...

GS

5
17 Feb 2009
alle 09:11

Marco

In primis, i riferimenti ad una costituzione ‘sovietica’ non venivano solo dalle frasi di Berlusconi ma mi sembra invece abbondino nell’intervento della senatrice che hai ampiamente citato, e se lo hai citato lo avrai fatto immagino con intenzione. In secundis, per dimostrarmi che il mio e' 'benaltrismo' dovresti spiegarmi un po' meglio perche’ credi che sia cosi’ importante cambiare ora l’articolo 1. Penso che la tua idea di fondo sia che se astoricizziamo la Costituzione avremo maggior concordia politica (del genere destra-sinistra) e quindi una politica piu' focalizzata a risolvere i problemi economici e sociali del paese. Se questa e’ l'idea di base allora parliamo di questo e del perche’ dovrebbe essere cosi’. Io personalmente penso che la concordia si debba raggiungere prima di metter mano alla Costituzione ma il bloggista sei tu, quindi aspettero' un tuo intervento a piu' ampio respiro sul tema :-)

4
15 Feb 2009
alle 04:56

GS

@Marco.
Sappiamo come si esprime Berlusconi: spara a 100 per dire 30. Quando dice che la Costituzione e' ispirata a quella dei soviet, dice palesemente una cosa non vera, pero' (a modo suo) centra un'altra verita'. Cioe' che l'attuale Costituzione e' figlia del periodo storico che l'ha prodotta. Periodo imbevuto delle ideologie che si sono scontrate nella lunga guerra fredda. Un periodo che oggi un Paese moderno ed in maturazione dovrebbe cercare di superare, anche andando a ritoccare la propria Costituzione proprio nelle sue parti piu' ideologiche.

Capisco bene il tuo ragionamento che ti porta a dubitare dell'urgenza di una modifica all'art.1, ma i simboli sono importanti. Moretti dice che "le parole sono importanti". Lo sono anche i simboli, soprattutto in politica. Negare questo rischia di farci scivolare nel "benaltrismo", cioe' nell'individuare sempre un'urgenza maggiore in un tema diverso da quello trattato...

Tornando sulla modifica all'art.1, la simbologia in questo caso e' talmente forte da lasciare dubitare che Buerlusconi abbia veramente l'intenzione ( e l'energia) per affrontare questa battaglia. Dovrebbe essere a mio modo di vedere il primo atto di una vera rivoluzione liberale, quasi come il cambio della bandiera nazionale. Rivoluzione che Berlusconi ci ha fatto capire piu' volte di non avere intenzione di fare...

GS

3
13 Feb 2009
alle 05:43

Marco

Il ragionamento che riporti sul primo articolo della costituzione e’ condivisibile in molti aspetti. Da un lato la costituzione e’ una carta che deve essere per sua natura soggetta a revisioni ed aggiornamenti, se cosi’ non fosse saremmo ancora alla legge del taglione, dall’altro, che il lavoro sia il primo cardine di una carta costituzionale pare un po’ eccessivo oggi. La relazione della senatrice Poretti spiega mi pare molto bene i motivi che hanno spinto a questo compromesso sul primo articolo, il piu’ significativo dei quali mi pare la necessita’ di rimboccarsi le maniche per ricostruire un paese distrutto e demoralizzato dalla Guerra.

Detto questo, non mi sembra questo il momento adatto per andare a riscrivere la costituzione nei suoi articoli fondamentali, ne’ mi pare che l’atmosfera politica di oggi lo consigli. Sappiamo benissimo quali sono i motivi che spingono il nostro primo ministro a voler rivedere la costituzione (presidenzialismo) e possiamo almeno dubitare che questa spinta derivi da una profonda riflessione su cio’ che sia meglio per il paese in questo momento. Date le premesse dunque, direi che possiamo tranquillamente rimandare la discussione sul primo articolo della costituzione, considerato anche che la nostra costituzione garantisce ampiamente i diritti dell’individuo. e non mi sembra che l’articolo 1 della costituzione abbia reso o minacciato di rendere l’Italia una dittatura. Il paragone con le carte dei regimi totalitari in giro per il mondo mi pare in questo senso fuorviante e anche, per il modo in cui e’ sviluppato nell’intervento che riporti, pretestuoso. Se da un lato dire che un paese e’ una democrazia non implica che le liberta’ vi siano garantite, nemmeno citare il lavoro nell’articolo 1 implica che il paese sia un regime totalitario. Anche perche’ “Cuba e’ uno Stato socialista di lavoratori”, a parte il “lavoratori”, mi pare che qui ci sia anche un’altra parola (socialista?) che spiega un po’ meglio il concetto. penso che gli stessi rivoluzionari cubani da questo punto di vista non volessero creare confusioni. La carta cinese? 

“La Repubblica popolare cinese e’ uno stato socialista di dittatura democratica popolare, guidata dalla classe operaia e basata sull’alleanza operai-contadini”.

Notare il ‘dittatura democratica’.

Quella sovietica?

“L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e’ uno stato socialista degli operai e dei contadini”

Di nuovo la parola democrazia qui non compare, mentre compare per ben due volte socialista.

Insomma, non prendiamoci in giro, mi sembra che questi articoli introduttivi spieghino molto bene dove quelle carte vanno a parare.

Se vogliamo, e’ il nostro articolo 1 che e’ un po’ vago e per questo va letto insieme agli altri:

l’articolo 1 della nostra costituzione prosegue infatti: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Il che’ significa in particolare (mia libera interpretazione) che non puo’ appartenere ad una casta di oligarchi che esercitano il potere assoluto.

Articolo 2:

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Articolo 3:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

In questo senso il commento sull’articolo 13 non e’ esatto, di liberta’ si parla e in modo molto chiaro, mi pare, gia’ nel 3. E anche le minoranze mi sembrano del tutto garantite dai principi fondamentali (addirittura l’articolo 6 e’ dedicato in toto alle minoranze linguistiche). Insomma i principi fondamentali bisogna leggerli tutti per capire cosa dice la Costituzione e quali sono appunto i principi su cui si basa.

 

Se c’erano scritte la stesse cose nella costituzione sovietica, be’ allora la colpa non era della costituzione, no? insomma cos’e’ che accomuna, onestamente, la nostra costituzione a quelle dell’unione sovietica, di cuba, della cina popolare, del vietnam, della corea del nord? Visti gli esiti radicalmente diversi che esse hanno sortito (la nostra vs le altre), direi che delle due l’una: o non si somigliano o qualcuno non ne ha seguito le indicazioni (noi o loro). A leggere la nostra direi che non indica la strada verso la dittatura.

Poi aggiungo riguardo alle altre democrazie occidentali:

Articolo 48.

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.”

 

Se pensiamo che negli stati uniti fino agli anni 60 i neri non potevano votare non mi sembra che la nostra costituzione fosse tanto indietro rispetto alle costituzioni di altri paesi occidentali.

Per concludere, se il problema e’ scambiare di posto articolo 1 e 2 o anche eliminare l’1 visto che il lavoro e’ trattato anche in altri articoli, che si faccia, penso anzi che sia del tutto ragionevole, ma  non si dica che la nostra costituzione e’ sovietica, non e’ onesto. Nella pratica, eliminare l’articolo 1 non cambiera’ nulla. Si’ certo il valore  simbolico. Questa costituzione penso (pur nelle imperfezioni) ha funzionato nel garantire i diritti fondamentali dei cittadini (a volte caso mai e’ stata disattesa). Certo si puo’ far meglio, su questo sono d’accordo, ma non sara’ scambiando articolo 1 e articolo 2 che otterremo un salto in avanti di civilta’. Se comunque si vuol metter mano alla costituzione in modo piu’ serio allora ci vuole: 1) ampio consenso 2) un clima politico diverso (di maggiore concordia per intendersi).

Ma forse invece di pensare a cambiare la costituzione bisognerebbe tornare a rimboccarsi un po’ le maniche, come nel dopoguerra. Acc, chissa’ che il richiamo al lavoro non sia il caso di tenerlo al suo posto almeno per il momento…

2
11 Feb 2009
alle 11:50

Rinascita Liberale

Ne parlo anche io nel mio blog. Io andrei oltre la proposta della senatrice e propongo:

"L'Italia è uno Stato laico e democratico fondato sulla libertà, i doveri e i diritti dei cittadini", perché è assurdo che di libertà si parli solo all'Art. 13 della Costituzione.

In alternativa, visto le ultime schifezze, proporrei:

"L'Italia è una Repubblica fondata sul Vaticano" 

1
11 Feb 2009
alle 11:33

Marcjack

Citare espicitamente il lavoro nel primo articolo della costituzione potrà anche essere di impronta comunista, ma ha la caratteristica intrinseca del diritto dovere: ogni cittadino ha diritto al lavoro, ma ha anche il dovere di lavorare per la socetà. 

Il primo articolo, riscritto in questo modo, descrive quali sono i nostri diritti ma non i nostri doveri. Riconosce solo il dovere al rispetto della persona non a quello della società. 

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