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Non in Italia

Giovanni Sena avatar Venerdì 7 Novembre 2008, 03:45 in Vicende internazionali di Giovanni Sena

Come era facile immaginare , cio' che piu' ha colpito dell'elezione di Obama e' stata la simbologia dell'evento. Il simbolo di un passaggio chiave nella maturazione di una Nazione relativamente giovane, il simbolo di un salto generazionale, il simbolo di una nuova cultura post-razziale.

Molte delle considerazione che si sentono oggi sono probabilmente esagerate, ma e' indubbio che un Presidente degli Stati Uniti come Obama (giovane, di colore, ottimista, rassicurante) ha un significato certo: questo Paese e' ancora il luogo delle opportunita'. Per tutti.

La facilita' con cui il popolo americano e' riuscito a mettersi alle spalle otto anni di Bush e' impressionante, forse disarmante.

Nella sua semplicita', la Democrazia in azione fa effetto, non c'e' dubbio.

Noi Italiani incollati agli schermi della CNN facciamo un po' tenerezza. Esultiamo per l'elezione di Obama, ci emozioniamo per il popolo americano e per la sua abilita' nel cambiare idea, ci inorgogliamo per una Democrazia quasi come fosse la nostra.

Ma non lo e'.

In Italia queste cose non succedono. Le rivoluzioni qui si sono solo tentate con le armi (e per fortuna hanno fallito), mai con le parole . La societa' Italiana non e' aperta, e il sistema politico e' cosi' intorcigliato su se' stesso da sembrare solo la caricatura di una sana Democrazia. In questi giorni negli Stati Uniti si sente continuamente ripetere che tutto e' possibile. In Italia no. In Italia quasi nulla e' possibile.

Da noi non si riesce a riformare nulla senza dove subire un paio di scioperi generali, senza dover contrattare coi sindacati fino alle due di notte, senza dover subire proteste che esigono il diritto di blocco delle autostrade o dei treni. E poi la riforma viene comunque fatta fallire. Perche' l'inerzia, la difesa dello status quo, la melassa sono pesanti in Italia, e rendono tutto impossibile.

Guardo la gioia dei miei amici NewYorkesi di fronte alla rinnovata potenza della loro Democrazia, e mi deprimo. In Italia la politica e' debole, certamente piu' debole dell'inerzia sociale. Poveri noi.

Ditemi voi

GS

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4 commenti
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10 Nov 2008
alle 20:50

Giovanni Talleri

 OBAMA         NON  PARLIAMONE INUTILMENTE:  

                         IMPARIAMO  QUALCOSA DA QUESTI

                         BARBARI AMERICANI               

I giornalisti e gli intellettuali che in un modo o nell’altro sono a contatto con la gente, che è poi l’esercito di elettori, dovrebbero imporsi un compito importantissimo: assumere con se stessi l’impegno di darsi da fare, impegnarsi con ogni mezzo, parlando, scrivendo, cantando, disegnando, al fine di persuaderla, questa folla di elettori, a copiare dalla democrazia americana il sistema per eleggere  anche qui da noi  il presidente e i parlamentari e i senatori come fanno negli USA.

Perciò indire REFERENDUM !! Far scegliere al popolo, che è sovrano, che ha diritto di decidere della propria sorte.

Non è possibile che non si possa essere almeno un po’ pragmatici anche in Italia?

Capisco che giornalisti e intellettuali abbiano nel fondo del loro pozzo ben radicati, anch’essi, depositi di centro, di destra, di sinistra, un po’ più in qua, un po’ più in là, mi sembra che ci siano una sessantina di queste costosissime diramazioni, ma lo facciano egualmente, nell’interesse della collettività cui appartengono. Altrimenti le conseguenze per chi deve coltivare e raccogliere, e dunque per gli elettori medesimi, continueranno ad essere molto gravi e impediranno a tutta la collettività di pagare i debiti e rimettersi in linea con i migliori.

Perciò non facciano il solito giochino dei nostri tantissimi, troppi politici che, invece, secondo il costume, direi malcostume italiano, iniziano da subito a ostacolare il lavoro del nuovo governo, in tutti i modi, con adunate in piazza, scioperi, proteste, accuse, trasmissioni televisive. Tutto a danno della collettività.

Perciò rinuncino ad applaudire tanto Obama e descrivere e raccontare, AMMIRATI, COME GLI AMERICANI, UNA VOLTA CONCLUSE LE ELEZIONI SAPPIANO DEMOCRATICAMENTE ADATTARSI AL PROGRAMMA DEL VINCITORE, E COME DEMOCRATICAMENTE ATTENDANO DI CONOSCERE I NOMI DI COLORO CHE IL PRESIDENTE, PROPRIO LUI IN PERSONA, SCEGLIERÀ QUALI CONSIGLIERI A FORMARE LA SUA SQUADRA.  Altro che preferenze e pretese d’inserire consiglieri di ogni tendenza con l’idea di garantire solo così la democrazia; e non farcela a capire che così, invece, si riesce solamente a impedire non solo la democrazia ma qualsiasi tipo di governo, perché si rimane nell’impossibilità di deliberare e quindi di agire. Di esempi ne abbiamo tanti. Anni di esempi, con la conclusione che rimaniamo in coda a tutti, e che il nostro debito continua a crescere.

Perciò, premesso che il governo è stato democraticamente eletto - e visto che, per l’attuazione del suo programma approvato dagli elettori, ha promulgato una legge in materia di istruzione pubblica che stabilisce l’eliminazione di assurdi privilegi e dispendiosi inutili istituti, e ciò mantenendosi secondo il comune buonsenso nei limiti delle possibilità economiche della collettività - l’opposizione non deve impedirglielo con tutti i mezzi, spingendo la popolazione ad ostacolarne l’attuazione con scioperi e occupazione di spazi ed edifici pubblici, e gli organi dello Stato non solo possono, ma devono far rispettare detta legge, pur lasciando scorrere le trasmissioni come quella di Gad Lerner che certo non è un conduttore equilibrato, e quella di Santoro,  assistendo alle quali torna in mente una frase che si legge come un fumetto sopra le loro teste: "CHI SE NE FREGA"... se ci va di mezzo il popolo, logicamente: interessante è che la storia dia ragione a noi, costi quel che costi. Ed è il classico malcostume della nostra gente, che nei secoli soprattutto per questo vizio ha dovuto sempre sottomettersi agli stranieri, tedeschi, francesi, spagnoli.

Non facciamoci incantare. Approfittiamo ora che gli eletti hanno la maggioranza e possono governare. Aiutiamoli a farlo. Non diamogli motivi di giustificazione alcuna. RESPONSABILIZIAMOLI !! Non seguiamo i suggerimenti, le incitazioni dei tantissimi, piccolissimi, ma sovvenzionatissimi partiti. www.giovannitalleri.it

3
08 Nov 2008
alle 18:52

fperson

La crisi peserà su americani e su italiani; ma i primi sapranno anche soffrire ma alla fine ne usciranno perchè qualcosa cambieranno,  mentre qui tutto continuerà come prima o peggio di prima. Nel contesto descritto da Doppelganger mi è difficile immaginare per l'Italia una via d'uscita. Se poi ci crogiolamo sulle considerazioni consolatorie di flux, allora siamo proprio spacciati.

Premesso che le banche USA stanno attraversando una crisi molto più grave di quella che sta investendo le banche italiane, vorrei segnalare un esempio. Negli USA migliaia di dipendenti Lehman si sono trovati su una strada, senza preavviso, al massimo con uno scatolone di carte sotto il braccio. In Italia nemmeno un impiegato bancario perderà il suo posto di lavoro; in compenso aumenteranno le commissioni e gli interessi a carico delle imprese.

 

2
07 Nov 2008
alle 15:12

Doppelganger

Flux, l'America non è perfetta, è una nazione in continua via di costruzione (come dicono qui negli USA), il sistema elettorale fa acqua (lo sanno benissimo anche qui e si discute su come cambiarlo), il razzismo non evaporerà solo perché ora c'è Obama e il ceto medio, come dici tu, è in ginocchio. Ma tra 5-6 anni l'America avrà ripreso a correre, il ceto medio tornerà a svilupparsi, e l'economia del Paese sarà sulla via di un forte cambiamento. Nel frattempo l'Italia resterà nella situazione descritta da Giovanni, cioè ferma a guardarsi l'ombelico. Per chi vive in Italia è facile credere che l'Italia sia sviluppata, magari addirittura dinamica, nonostante i prezzi alti, l'assenza di Ricerca e Sviluppo e di vere industrie High-Tech (tranne una), lo scempio ambientale, la criminalità organizzata che governa 4 regioni, le Caste e molto altro. Sicuramente è migliore di posti come certe nazioni del Nord-Africa o dell'Europa Orientale, ma se ci confrontiamo con l'Occidente l'Italia è messa maluccio. Non a caso l'Italia attira molti immigrati dal Terzo Mondo, ma pochini dal Primo.

Vedi, la grande differenza tra USA e Italia è che gli americani sono sempre proiettati verso il futuro e non lo temono. Gli italiani invece vivono nel passato, si compiacciono e si vantano di una grandezza che non esiste più da secoli, e pensano che il sole, la mozzarella e il mare facciano dell'Italia il posto dove si vive meglio. "Chi si contenta gode, così così", diceva Ligabue.

1
07 Nov 2008
alle 11:24

flux

io non mi lamenterei troppo della nostra grande Italia, lo show mediatico di queste elezioni è stato così enorme che ha nascosto delle palesi contraddizioni di questa democrazia... voti che si perdono irrimediabilmente, macchi che si inceppano, neri che non votano bianchi e bianchi che pensano che la loro america ormai sia in mano ai neri ecc ecc, per non dire che in media il ceto medio italiano esce più ricco di quello americano dalla crisi recente... che dire, a questo punto mi tengo l'Italia.

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